Cabine doccia per ottimizzare lo spazio

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Sia nella progettazione di un bagno nuovo che nella ristrutturazione di uno già esistente è importantissimo coniugare le nostre esigenze con lo spazio che abbiamo a disposizione. Le cabine doccia in questo senso possono essere il giusto compromesso tra la praticità ed il gusto di arredare il bagno con un elemento esteticamente carino. Nonostante in commercio siano disponibili come vedremo di seguito tantissimi modelli di box doccia, noi di CostOk in questo articolo vi spiegheremo come costruire un box doccia fai da te.

doccia

Quali cabine doccia scegliere?

La dimensione della cabina doccia è per forza di cosa legata al piatto doccia e alle pareti del bagno. Sul mercato sono disponibili cabine doccia di diversa forma:

  • quadrata;
  • rettangolare;
  • circolare;

 

Il piatto doccia può essere installato a filo pavimento o su piano d’appoggio come quelli tradizionali. La soluzione a filo pavimento è praticissima in caso di bambini e anziani o comunque persone che hanno difficoltà di mobilità. Essa non vincola in termini di dimensioni, ma soltanto sulla realizzazione della canalina di scarico.
Il piatto doccia in appoggio crea, invece, una sorta di scalino, trovandosi rialzato rispetto al pavimento. Questa risulta essere la migliore soluzione nel caso si abbiano problemi di pendenza dello scarico.

L’apertura delle pareti delle cabine doccia può essere a battente o scorrevole.
La cabina doccia a battente è sicuramente la scelta più adatta ai bagni di piccole dimensioni perché ci permette di risparmiare spazio. I vantaggi della cabina doccia scorrevole sono:

  • Le porte non creano ingombro in apertura;
  • Le porte non gocciolano verso l’esterno;
  • Maggiore ermeticità soprattutto in caso di telaio inferiore.

Al contrario, gli svantaggi della cabina doccia scorrevole sono:

  • Difficile da pulire, in particolar modo quando la sovrapposizione tra ante fisse e scorrevoli è notevole;
  • Telaio esteticamente brutto;
  • Riducono lo spazio di apertura.

L’alternativa alla soluzione appena vista si chiama cabina doccia con porta battente. I vantaggi sono:

  • Semplice da pulire;
  • Con l’assenza del telaio inferiore, non si incastrano capelli ed altro;
  • Più belle esteticamente.

Gli svantaggi invece della soluzione con porta battente sono:

  • Ingombro esterno;
  • Senza telaio inferiore c’è il rischio che esca l’acqua;
  • la porta gocciola verso l’esterno.

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Cabine doccia senza telaio (stile minimal)

In commercio esistono anche cabine doccia adatte per un arredamento minimal. Si tratta di soluzioni con spessori minimi e con superfici completamente lisce grazie a cerniere e profili che si integrano perfettamente nell’anta.

Le cabine doccia senza telaio sono modelli molto innovativi perché dotati di un’innovativa tecnologia che prevede l’utilizzo di una guarnizione speciale in Pvc resistente all’acqua. La guarnizione viene fissata sul profilo verticale interno al muro. L’eliminazione del silicone da queste cabine, permette di combattere muffe, germi e batteri e si assicura una maggiore igiene e pulizia. Sempre in tema di manutenzione facilitata, speciali lavorazioni del vetro riducono poi l’aggressione del calcare, mantenendolo brillante nel tempo la cabina doccia del vostro bagno.

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Scopri come abbinare i colori con il cerchio di Itten

cerchio di itten colori

In questo articolo vi spiegheremo cos’è e come si costruisce il cerchio di Itten, esso costituisce uno strumento importantissimo per capire quali sono i colori primari, quelli secondari e quelli complementari.

Iniziamo col presentarvi l’inventore, ovvero Johannes Itten. Egli è stato un pittore, scrittore e designer svizzero dei primi anni del ‘900. Johannes era un intenso studioso di colori tanto da creare un cerchio cromatico, il cerchio di Itten appunto, per rappresentare i colori puri (o fondamentali) e i loro discendenti dalle mescolanze.
Itten lavorava in una scuola di architettura, arte e design che è stata importantissima per l’arte del Novecento ovvero la Bauhaus.

Cerchio cromatico di Itten: spiegazione

A Itten come abbiamo già anticipato si deve la classificazione dei colori. Egli in base al loro aspetto estetico e comunicativo li suddivideva in: primari, secondari e terziari.

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Come potrete ben notare dall’immagine, al centro del cerchio c’è un triangolo che contiene i tre colori primari, che sono il rosso, il giallo e il blu.
Dalla mescolanza di questi colori si ottengono i colori secondari intorno al triangolo a formare un esagono, e sono il verde, l’arancio e il viola.
Infine si può notare come il cerchio venga chiuso con 12 colori che sono i primari, i secondari e i terziari, cioè gli altri colori che si ottengono da un’ulteriore mescolanza.

Ordinando visivamente i colori primari e secondari, il cerchio di Itten mostra le relazioni tra questi colori, ossia mostra i colori che si ottengono dalla combinazione dei colori primari.
Il cerchio è diviso in spicchi: l’abbinamento tra colori che si trovano nello stesso spicchio del disco cromatico genera un effetto armonioso ed equilibrato.
Viceversa, l’abbinamento tra colori che si trovano nella parte opposta del disco cromatico (detti colori complementari) determina un effetto vivace e brioso, perché i colori complementari si accendono e si esaltano tra loro.

Per trovare i colori complementari, Itten suggeriva che bisognava scegliere un colore e seguire quelli diametralmente opposti. Questi erano i suoi suggerimenti per trovare i migliori abbinamenti colori.
Ovviamente non tutti erano in accordo con questa soluzione ed Itten venne a lungo criticato. Le critiche principali arrivarono perché egli non considerava i colori di base, ovvero il bianco e il nero, che Itten definiva ‘non colori’.

Come disegnare il cerchio di Itten

Abbiamo pensato di fornirvi una spiegazione su come disegnare il cerchio di Itten. Nel caso in cui vi servisse un aiuto, ecco i nostri suggerimenti.
Innanzitutto fornitevi di:

  • un compasso;
  • una matita;
  • un righello;
  • colori o matite colorate;

Quindi con il compasso disegnate una circonferenza delle dimensioni che desiderate. Facendo attenzione a mantenere il compasso con la medesima apertura, potrete ora disegnare 2 dodecagoni. Fissate la punta metallica sul cerchio e tracciate un segno su quest’ultima. A questo punto potete proseguire puntando il compasso sul segno realizzato in precedenza così da ottenerne un altro in successione. Continuate in questo modo a ripetere il passaggio sopra descritto fino a che i punti ottenuti non saranno 6.
Alla fine, aiutandovi con il righello, unite facilmente i vari punti in sequenza. Avrete così ottenuto un esagono regolare.

Come abbinare i colori con il cerchio di Itten

Ecco un interessante guida su come abbinare i colori con il cerchio di itten.
La regola fondamentale del cerchio, come visto in precedenza è di non accostare i colori vicini tra loro. La regola sostiene infatti che vanno abbinati quelli diametralmente opposti: esempio, il giallo e il viola, il verde e il rosso. Sempre seguendo la teoria di Itten, il nero e il bianco, considerati dallo studioso dei ‘non colori’, potranno essere abbinati con qualsiasi colore.

Alla teoria dei colori di Itten, è opportuno aggiungere qualche piccolo accorgimento sugli abbinamenti dei colori:

  • È opportuno non indossare capi d’abbigliamento che presentano dei colori simili, anche se di tonalità diverse;
  • È opportuno scegliere l’abbinamento di fantasie somiglianti che presentino colori a contrasto;
  • Uno dei colori secondo Itten abbinabili con tutto è il nero. Esso può essere abbinato sia con tinte vivaci che tenui, tranne che con il marrone e blu;
  • Un altro dei colori secondo Itten abbinabili con tutto è il bianco: definito come l’unico colore in grado di star bene con qualsiasi colore, con ogni tonalità dal pastello a quelle decise;
  • Il marrone può essere abbinato a colori caldi o tonalità pastello;
  • Il blu si può abbinare a varie tonalità di verde o anche secondo alcune tendenze a tonalità come il rosso.

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Teoria del colore di Itten

Infine prima di chiudere l’articolo vogliamo parlarvi della teoria del colore di Itten e dello studio del contrasto tra i colori determinante per il pittore svizzero.
Si parla di contrasto quando si avvertono differenze evidenti tra due effetti cromatici posti a confronto.
Se queste differenze sono assolute, si parla di contrasto di opposti o di contrasto di polarità.

Esempi di questi contrasti sono rappresentati dagli effetti:

  • grande-piccolo;
  • bianco-nero;
  • freddo-caldo, che al loro massimo grado di opposizione costituiscono un esempio di contrasto di polarità;

Studiando i caratteri e gli effetti cromatici più caratteristici, si possono stabilire sette tipi di contrasto e sono:

  • contrasto di colori puri;
  • contrasto di qualità;
  • contrasto di chiaroscuro;
  • contrasto di complementari;
  • contrasto di freddo e caldo;
  • contrasto di quantità;
  • contrasto di simultaneità.

Se uno dei problemi maggiori resta dunque quello di scegliere il miglior abbinamento per i nostri capi, dopo aver letto questo questo nostro approfondimento siamo certi che non avrete più difficoltà future nell’abbinamento dei colori e che alcuni di voi si divertiranno a disegnare il cerchio di Itten seguendo i nostri semplici suggerimenti!

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Legno tamburato: caratteristiche ed utilizzo

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Il tamburato è un particolare tipo di pannello utilizzato per la realizzazione di mobili ed arredamento. Il tamburato è costituito da due fogli di truciolato, MDF o compensato incollati su un telaio di legno.
I pannelli di legno tamburato, particolarmente apprezzati per la loro leggerezza, sono utilizzati per la produzione di porte e ante di armadi. Questa leggerezza del legno tamburato è dovuta alla sua struttura vuota che internamente viene riempita con degli alveoli di carta per mantenere la solidità e la forma.

Possibili usi dei pannelli tamburati

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Come detto i pannelli tamburati sono formati da una struttura perimetrale in legno (di solo abete). La parte centrale è composta da listelli o cartone alveolare ricoperto su entrambi i lati con fogli di compensato. Ciò fa si che i pannelli tamburati possano essere utilizzati per:

  • Stand;
  • Fiere;
  • Mensole;
  • Porte;
  • Sportelli;
  • Ante scorrevoli;
  • Ripiani;
  • Mobili.

I vantaggi dell’utilizzo di questo materiale è perchè esso garantisce sia l’aumento della resistenza e della stabilità dei singoli elementi e di conseguenza dell’intera struttura.
Inoltre garantisce una maggiore durata delle giunzioni di ancoraggio delle viti, anche dopo ripetute operazioni di assemblaggio.
Infine, cosa molto importante, il peso complessivo di un armadio risulta inferiore del 40%. Questo significa ante più leggere da aprire e chiudere e minori sollecitazioni della struttura.

Vantaggi porte tamburate

Le porte tamburate sono comunemente considerate come una porta vuota e si contrappongono alle porte in legno massiccio dette porte piene.

Un buon progetto, i materiali di qualità, l’assemblaggio ben fatto e le finiture curate sono gli elementi che fanno la differenza tra una buona porta tamburata e un serramento di scarsa qualità.
Le porte tamburate eccellenti possono vantare pregi che non sono presenti in una porta in legno massiccio, come:

  • La principale caratteristica delle porte tamburate è costituita dalla sua leggerezza. Ciò garantisce un peso totale minore ed una maggiore funzionalità, anche nel lungo periodo;
  • La buona resistenza ad urti e graffi fanno si che le porte tamburate non abbiano niente da invidiare alle cosiddette ‘porte piene’ o in legno massiccio;
  • Una porta tamburata di alta qualità assorbe molta meno umidità rispetto ad una in legno massiccio. Ciò consente di ottenere una maggiore stabilità e riduce il rischio che si deformi.

Meglio il tamburato, il laminato o il truciolato?

Vogliamo spiegarti se è meglio avere il tamburato, il laminato o il truciolato? Scopriamo insieme le differenze:

    • Il tamburato è un pannello invisibile all’occhio nudo. Si tratta, infatti, di una componente strutturale che può essere rivestita e presentata in modi ben diversi.

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  • Il laminato è solo uno dei materiali con cui il tamburato può essere rifinito.Da ricordare che il laminato non ha nulla a che vedere con l’impiallacciato. Come abbiamo detto quello usato per diversi armadi, mobili per il soggiorno, letti, comò e comodini è l’impiallacciato, ovvero fogli di vero legno applicati su supporti di varia natura. Al contrario, quando si parla di laminato non si parla di vero legno.
  • Il truciolato viene ricavato dagli scarti della lavorazione del legno o da mobili vecchi che vengono riciclati. Questi vengono triturati e amalgamati con colle per diventare dei semilavorati che vengono poi rivestiti con vari materiali. I pannelli che ne derivano sono molto più pesanti e di qualità inferiore rispetto al tamburato.Il peso dell’anta è molto importante per definire la qualità e la durata di un armadio nel tempo.Le ante hanno una superficie dalle dimensioni non indifferenti, devono essere aperte più e più volte. Nel caso delle battenti il loro peso è completamente scaricato sulle cerniere che le devono sorreggere e devono al contempo permettere un’agevole apertura e chiusura. Per tutti questi motivi è raccomandabile preferire il tamburato.
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Guida alla scelta di ante per cucina

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Quando ci accingiamo a scegliere l’arredamento della nostra cucina, una decisione molto importante che determinerà l’estetica dell’intero ambiente riguarda la scelta delle ante per cucina. Una scelta da operare con gusto perché determinerà, come vedremo tra poco, gli arredi della vostra futura cucina.

Oltre al mero fattore estetico ci sono da considerare gli aspetti tecnici, legati ad esempio alla facilità di manutenzione e pulizia e alla loro resistenza e durata nel tempo. In particolare, gli aspetti tecnici vanno maggiormente considerati quando le ante per cucina sono poste vicino a lavastoviglie, lavello e forno perché maggiormente sollecitate da umidità e calore.

Sul mercato esistono diverse ante cucina realizzate in svariati materiali. Tra i più importanti e maggiormente utilizzati troviamo:

  • Laccato: si tratta di un materiale molto amato, in quanto permette di scegliere moltissime colorazioni. Inoltre, permettendo la finitura lucida, opaca o metallica, risulta essere un materiale resistente e facile da pulire;
  • Laminato: si tratta di un materiale molto resistente. Inoltre, una caratteristica molto importante del laminato è l’idrorepellenza. Il laminato si può trovare sul mercato ad un costo contenuto, in più propone molte scelte di texture simili al legno;
  • Legno: questo tipo di rivestimento resta tra i più amati e scelti dagli italiani. L’essenza legno dona calore e vitalità alla cucina, in più permette una scelta vasta di finiture;
  • Vetro: questa tipologia di ante per cucina è esteticamente apprezzata per l’effetto lucido, satinato o decorato che possiamo dargli. Queste finiture permettono anche una facile pulizia del vetro. Ricordiamoci che il vetro temperato se montato sul telaio frontale è meno pericoloso in caso di rottura;
  • Acciaio inox: l’acciaio ha un fascino irresistibile in cucina. Resistente ed inattaccabile dalle macchie costituisce un materiale molto igienico. Unica pecca dell’acciaio la sua sensibilità ai graffi. Sul mercato troviamo delle versioni molto particolari che richiamano lo stile vintage.

sportelli per cucina in muratura

Tipologie ante per cucina

Oltre alla diversità di materiali, possiamo trovare sul mercato diverse tipologie di ante cucina. Vediamole nel dettaglio:

  • L’anta più semplice che potremmo installare nella nostra cucina è sicuramente l’anta liscia. Si tratta di una tipologia ideale per chi ama l’ arredamento minimal;
  • Modello sicuramente diverso è l’anta a telaio. Questa anta è infatti incorniciata da un telaio lineare a sbalzo dello stesso materiale;
  • Un modello ancora diverso è l’anta a vetro con telaio metallico. In questo caso, il telaio è realizzato in metallo ed è possibile averlo sia abbastanza pronunciato che quasi invisibile.
    Questo telaio si può tranquillamente abbinare a vetri trasparenti, satinati, vetri armati o decorati;
  • Tipologia molto particolare e apprezzata è quella detta anta con maniglia integrata. In questo caso un’anta è spessa almeno 2 cm ed è quindi possibile ricavare una maniglia incassata al suo interno, elegante e molto funzionale;
  • Infine, un modello davvero particolare è l’anta con taglio inclinato. L’anta viene tagliata a 30° laddove deve essere afferrata per l’apertura, in orizzontale o in verticale;

Ante per cucina in muratura

Le ante per cucine in muratura si presentano prevalentemente con la bugna con fresatura rialzata a forma rettangolare. Di recente, sono state realizzate delle versioni particolari, fatte con bugne piatte con solo delle incisioni lineari o doghe.

ante per cucina

Le ante senza bugna o senza telaio sono difficili da trovare nelle cucine in muratura, così come in quelle classiche. Questo avviene perchè tecnicamente, anche se si potrebbe pensare il contrario, è più complesso realizzare un’anta in legno massello.
Il legno massello è un materiale composto da più aggregati di molecole suscettibili ai cambiamenti climatici.
Quindi esso tende a dilatarsi o restringersi, se pur di pochi decimi di millimetri. Di conseguenza, in un’anta cucina ben visibile, non è il massimo scegliere questa tipologia perchè potrebbe sembrare un difetto di lavorazione del legno.

Per evitare questo inconveniente i produttori di cucine in muratura tendono ad utilizzare ante col perimetro a telaio massello e la parte centrale detta bugna incastrata al suo interno, in modo tale che con questa tecnica gli eventuali movimenti del legno vengano limitati e non diventino visibili.

Le ante per cucina in muratura in legno massello che non hanno un telaio perimetrale posseggono una sorta di listelli trattenitori interni incrociati con la venatura della parte frontale. Questo per fermare il movimento delle particelle del legno.
Essendo comunque un tipo di anta maggiormente a rischio di eventuali deformazioni o spaccature del legno si tende a limitarne la produzione.

Sportelli per cucina in muratura

Gli sportelli per cucina in muratura sono telai su misura per rifinire con eleganza e con poca spesa la nostra cucina.
Questi sportelli su misura sono per molte persone sinonimo di oggetto prezioso e costoso, un lavoro che spesso viene rimandato per motivi economici.
Ci sono però diverse aziende che producono diversi modelli di sportelli per cucina in muratura a un costo davvero competitivo.
Esiste la possibilità di acquistare questi sportelli grezzi oppure laccati, sempre formati da diversi oggetti:

  • Maniglie;
  • Cerniere;
  • Binari scorrevoli;

Ovviamente i prezzi variano a seconda che si tratti di uno sportello grezzo rispetto ad uno sportello in multistrato di noce oppure con finitura laccata.

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Divano in pelle: caratteristiche e tipologie

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Il divano è uno dei pezzi d’arredo a cui non si rinuncia mai. Oltre al fattore estetico, in un divano imbottito conta molto la qualità perché è da questa che dipende la comodità. Al momento dell’acquisto di un divano in pelle bisogna valutare bene caratteristiche come:

  • solidità;
  • comfort;
  • funzionalità;
  • durata nel tempo;

Noi di Costok, con questo articolo, proveremo ad aiutarvi nella scelta migliore e vedremo quali sono le principali differenze tra divani in cuoio e divani di pelle.
Vi ricordiamo che già in passato abbiamo parlato di divani quando abbiamo descritto il modello realizzato da Ikea, uno dei più riusciti, ovvero il divano Ektorp.

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Caratteristiche e tipologie dei divani in pelle

Molte persone non scelgono il divano in pelle poiché ritengono che sia freddo di inverno e troppo fastidioso in estate a causa del caldo. Questa credenza è data dal fatto che la pelle si adegua alla temperatura dell’ambiente e mantiene costante la temperatura di ciò che ci sta a contatto. Ovviamente questa è una delle caratteristiche di questo tipo di divano che deve piacere, altrimenti è meglio orientare la propria scelta verso un elegante cotone.

La pelle rientra nell’ambito dei materiali naturali ed è un sottoprodotto del settore delle carni bovine.
Non esistono allevamenti preposti solo per il pellame. Per questo motivo le pelli meno ‘trattate’ che giungono nel mercato possono presentare i segni di puntura di zanzara, piuttosto che cicatrici chiuse o aperte, rughe naturali o variazione di colore.
Tutte queste particolarità non sono assolutamente indice di scarsa qualità della pelle, anzi, più essa è naturale e migliore è il comfort che riesce a garantire rispetto ad una pelle molto trattata e rifinita in modo tale da non vedere difetti.

Ci sono tante varietà di pelli ed ognuna è ottenuta grazie ad un processo particolare.
Tra le tipologie di pelli per divani che si trovano in commercio troviamo:

  • Pelle scamosciata, una pelle resa vellutata e morbida attraverso una particolare azione abrasiva;
  • Pelle spaccata, è quella ottenuta con un solo strato di pelle;
  • Pelle stampata, con un disegno che viene ottenuto attraverso la goffratura;
  • Pelle spazzolata, abbiamo un fiore liscio e lucido uniformemente;
  • Pelle verniciata, in cui la superficie è lucida e sembra quasi a specchio. È ottenuta con l’applicazione di vernici o lacche apposite che la rendono colorate e con l’effetto sopra citato;

Manutenzione divano in pelle

Dalle osservazioni sulla natura stessa della pelle, possiamo facilmente intuire che un divano di pelle è un elemento vivo.
Esso con il tempo subirà delle lieti modifiche, dovute al vissuto stesso dell’arredo, per questo motivo é molto importante conoscere come effettuare una buona manutenzione del divano in pelle.

Nel posizionare il divano in pelle nella stanza non è consigliabile avvicinarlo troppo a fonti di calore, né a diretto contatto con la luce solare. Infatti in questo modo la pelle del divano si essiccherebbe troppo rovinandosi.

La manutenzione ordinaria, quella di tutti i giorni, può essere fatta con un normale panno umido. Per mantenere morbida la pelle utilizzate ogni tanto un apposito prodotto che le aziende produttrici di divani di qualità consegnano assieme al divano.
Questi kit solitamente sono composti da salviette già pronte all’uso, oppure, da singoli flaconi di soluzioni da stendere con un panno morbido.
I prodotti più efficaci per questo tipo di operazione si basano sulla formula 3 in 1, che consente, con un’unica applicazione, di detergere, idratare e proteggere la pelle del divano lasciando un invisibile film protettivo.

divani in pelle

Differenze tra divani in cuoio e divani di pelle

In questo ultimo paragrafo vogliamo descrivervi le principali differenze tra divani in cuoio e divani di pelle.

  • La ‘Vera Pelle’ è un prodotto pregiato e naturale, di origine animale, che deriva da un processo di lavorazione detto “conciatura”, che può essere realizzata con modalità e tecniche diverse.
    La pelle è morbida al tatto e ha un odore caratteristico e inconfondibile. La sua superficie è caratterizzata da venature e piccoli imperfezioni, più o meno visibili a seconda del tipo di conciatura.
    La vera pelle al contatto con la mano tende a scaldarsi, cosa impossibile con altre tipologie di pelle.
    Infine, col passare del tempo, la vera pelle cambierà leggermente toni e colori e l’uso frequente del divano o della poltrona donerà al pellame un raffinato tocco vintage, senza perdere la sua piacevolezza.
  • Il ‘cuoio’ è un tipo di materiale ottenuto a basso impatto ambientale, costituito da scarti di lavorazioni di pellame di origine bovina, ai quali vengono aggiunti altri materiali come il cotone e ed il poliestere.
    Esso è molto utilizzato nei rivestimenti di divani e poltrone ed è senz’altro una valida alternativa alla pelle vera, rispetto alla quale rappresenta una soluzione un po’ più economica.

A livello estetico non sempre si riesce a distinguere un rivestimento in pelle da uno in cuoio, quindi occorre stare molto attenti e cercare la certificazione del prodotto prima dell’acquisto.
In termini di prezzo è chiaro che un divano in pelle ha un valore superiore ad uno in cuoio, ma a definire il prezzo del divano sono anche altri elementi, come:

  • il design;
  • i piedini (legno, acciaio, abs);
  • l’imbottitura;
  • la densità della seduta e dello schienale;
  • le cuciture;
  • la manifattura (artigianale, industriale);

Infine, nella speranza che troviate utili questi nostri suggerimenti, vogliamo ricordarvi che sul nostro portale è possibile richiedere un preventivo gratuito per interior design.

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Infissi in pvc pro e contro

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Quando si effettuano lavori di costruzione o ristrutturazione di una casa, una dei primi nodi da sciogliere è quello legato alla tipologia di infissi da installare nell’abitazione.

Noi di Costok proveremo con questa guida a fornirvi informazioni per aiutarvi a fare la scelta migliore.
Vi ricordiamo che sul nostro portale potrete richiedere un preventivo gratuito per infissi pvc.

I principali materiali in cui vengono realizzati gli infissi sono tre, ovvero:

  • Pvc;
  • Legno;
  • Alluminio;

Ognuna di queste soluzioni presenta una serie di vantaggi e svantaggi; quindi, prima di procedere all’acquisto ed alla valutazione dei singoli prezzi dei tre materiali, risulta necessario effettuare un’analisi delle proprie esigenze al fine di determinare la soluzione migliore.
Nel prosieguo analizzeremo gli infissi in pvc pro e contro e faremo un confronto tra i serramenti in pvc o alluminio.

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La versatilità del PVC

Il PVC è un materiale plastico molto versatile e completo. É una delle soluzioni più interessanti, sotto diversi punti di vista, per la realizzazione dei serramenti di una casa.
Gli infissi in Pvc garantiscono un buon livello di isolamento acustico e termico, la loro versatilità è sicuramente la caratteristica migliore.
Questi infissi possono essere realizzati con finiture e verniciature differenti tra loro e, quindi, risultare particolarmente adatti alle più svariate esigenze di design di una casa.
Altre caratteristiche di questo materiale sono:

  • Durevole;
  • Impermeabile;
  • Resistente;
  • Economico;
  • Esteticamente gradevole;

 

Inoltre possiamo tranquillamente affermare che si tratta di un materiale in grado di riprodurre il caloroso fascino del legno, azzerandone però i difetti. Gli infissi in pvc sono ideali per la casa al mare e per tutti gli ambienti esterni messi duramente alla prova dagli agenti atmosferici.

Pro e contro del PVC

Adesso, dopo aver osservato le caratteristiche principali di questo materiale, andiamo a vedere quali sono i pro e contro di un infisso realizzato in pvc.

  • Pro Pvc: Questo materiale, di origine plastica, è perfettamente impermeabile, garanzia di naturale isolamento, sia termico che acustico.
    Non crea alcuna condensa anche con sbalzi notevoli di temperatura.
    Essendo abbastanza leggero può essere forgiato agevolmente con varie finiture e colori (compreso l’effetto legno).
    È il più economico fra i materiali comunemente usati per la realizzazione di infissi;
  • Contro Pvc: Il Pvc, se di bassa qualità, tende molto spesso a “seccarsi” e quindi perde robustezza.
    Se abbiamo infissi esposti a sbalzi ed intemperie, ma soprattutto all’irradiazione solare continua o all’esposizione a sud, questi sono altamente a rischio deterioramento;

infissi

Infissi in PVC o alluminio

La domanda più frequente fra chi deve decidere quale tipologia di serramenti installare per la propria casa è sicuramente:” serramenti in PVC o in alluminio?

È possibile comparare le caratteristiche dei serramenti in Pvc e dei serramenti in alluminio partendo dal presupposto che si prendano in considerazione infissi con lo stesso spessore sui quali sia montata la stessa tipologia di vetro.

Prima di scoprire nello specifico alcune caratteristiche, vi ricordiamo che potrete richiedere un preventivo gratuito per infissi alluminio direttamente sul nostro portale.

Una caratteristica del Pvc più apprezzata è sicuramente quella relativa alla capacità di isolamento dell’interno dall’esterno.
In termini di isolamento acustico il serramento in Pvc garantisce prestazioni migliori rispetto al serramento in alluminio, in quanto presenta proprietà fonoisolanti che abbattono l’intensità del rumore proveniente dall’esterno o dall’interno.
L’alluminio non ha la stessa capacità isolante che possiede un materiale come il Pvc.

Gli infissi in Pvc presentano capacità di isolamento termico migliori degli infissi in alluminio, anche di quelli realizzati con taglio termico.
Maggiore isolamento termico significa avere una maggiore efficienza energetica, minore consumo e quindi risparmio economico per quanto riguarda le spese energetiche.
Per farsi un’idea dei vantaggi ricavabili in questo caso, richiedi subito un preventivo gratuito per isolamento.

Per quanto riguarda il rapporto qualità/prezzo tra serramenti in Pvc e in alluminio, il confronto lo vince anche in questo caso il Pvc.
Dal punto di vista della manutenzione di questi infissi abbiamo una situazione di parità, nessuno dei due materiali infatti risente in alcun modo dell’attacco degli agenti atmosferici o chimici ed entrambi non necessitano quindi di manutenzione.
Infine, anche per la durata il risultato è pari: entrambe le soluzioni garantiscono il massimo della longevità per il loro utilizzo.

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Come curvare il cartongesso e utilizzarlo nel miglior modo possibile

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Oggi noi di Costok vogliamo fornirvi un’adeguata guida sull’utilizzo del cartongesso curvo per realizzare spettacolari controsoffitti e non solo.
Cominciamo dedicando le prime righe al cartongesso, per permettere anche ai meno esperti di venire a conoscenza di questo fantastico materiale (che permette di realizzare tantissime costruzioni col cartongesso fai da te oltre ovviamente a poterlo acquistare da specialisti del settore).

Cartongesso curvo, come si ottiene?

Il cartongesso è un materiale molto utilizzato per opere edili di diversa tipologia anche grazie alle sue molteplici doti, tra cui spicca la grande economicità e la facilità di lavorazione.
Il cartongesso è un materiale adatto a moltissimi tipi di superficie ed essendo esso molto flessibile si presta bene anche per superfici curve. Ad esempio è usato su volte e soffitti a cupola o pareti curve che danno movimento a tutto l’ambiente.

Col cartongesso curvo sono stati realizzati recentemente spettacolari controsoffitti detti ‘ad onda’: questi presentano lastre sagomate e curvate applicate su orditure, ondulate a loro volta, con l’aiuto del taglio laser.
Per ottenere buoni risultati nei lavori con cartongesso curvo in genere sono utilizzate lastre di uno spessore dai 5 ai 10 mm. e del peso di circa 5 kg, in pratica la metà di quelli normali.

Nonostante sia così sottile il materiale presenta comunque una grande resistenza alla flessione.
Gli elementi naturali del cartongesso lo rendono un materiale decisamente ecologico, con una resistenza al vapore acqueo ed all’umidità elevatissima.
Inoltre il cartongesso può essere:

  • insonorizzante;
  • fonoisolante;
  • antimuffa;

 

La particolarità maggiore del cartongesso è che risulta abbastanza semplice da modellare e da lavorare senza richiedere l’utilizzo di attrezzi complessi ed elaborati.

Realizzare una struttura in cartongesso curvo

Vediamo adesso come realizzare una struttura in cartongesso curvo.
La prima cosa da fare per poter realizzare opere in cartongesso curvo è quella di preparare la struttura di sostegno, utilizzando ovviamente profili pieghevoli.
L’intelaiatura sottostante il cartongesso è il supporto che guida la curvatura della parete o del soffitto.

Se si vuole realizzare ad esempio con il cartongesso soffitto a volta, dobbiamo posizionare due profilati uguali e flessibili che si intersecano nel mezzo formando due archi incrociati.
Questa struttura primaria verrà poi rivestita con lastre di cartongesso di piccolo spessore, che andrà fissata bene con delle viti.

Per quanto riguarda la struttura per le pareti curve, esistono delle guide metalliche che sono già sagomate, le quali possono essere modellate in diverse forme.
In generale si possono acquistare dei modelli di lastre da circa 5 mm che si piegano in maniera del tutto normale, oppure lastre un po’ più spesse da piegare bagnandole su un lato.

La lastra una volta piegata deve essere lasciata in forma per almeno 24/48 ore.
Per curvare il cartongesso senza rompere la lastra è importantissimo praticare alcune incisioni ravvicinate sul lato posteriore.

Il profilo curvo deve essere modellato a mano. Sono due le tecniche per curvare le lastre, e sono:

  • a secco;
  • a umido;

 

cartongesso curvo

Cartongesso curvo: vediamo le due tecniche nello specifico

Nel caso di curvatura a secco, si utilizzano lastre sottili che si piegano facilmente.
In alternativa si possono far fare su misura tutte le curve in cartongesso e poi applicarle direttamente.
Inseguito poi tramite sia la stuccatura che la verniciatura sarà possibile far scomparire l’effetto poligono che altrimenti sarebbe visibile.

Nel caso di curvatura ad umido, per evitare che durante la fase di curvatura la lastra si rompi, si inumidisce solo la parte della lastra che subisce la pressione mentre l’altro lato viene lasciato asciutto.
Prima di pitturare si consiglia sempre di dare una mano di pittura isolante, che renderà uniforme la pittura definitiva.
Il risultato migliore si ottiene con almeno due mani di pittura.

Cartongesso curvo fai da te alcuni consigli utili

Vogliamo concludere questa guida fornendovi alcuni consigli utili per realizzare con il fai da te un controsoffitto in cartongesso curvo.

Prima cosa da fare è assicurarsi di avere a portata di mano:

  • cartoncino, per la sagoma;
  • viti, fisher per cartongesso, avvitatore;
  • guida metallica seghettata;
  • rete;
  • stucco;

 

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Realizziamo il progetto e controlliamo la fattibilità di esso sulla nostra superficie di applicazione.
Esistono in commercio delle guide seghettate in modo da rendere possibile modellarle.
Per quanto riguarda l’intelaiatura che segue la curva, è comodo riportare la curvatura da eseguire, insieme ai due lati perpendicolari della muratura, su un cartoncino che utilizzeremo come sagoma per poterla poi riprodurre sul cartongesso.

A questo punto bisogna fissiamo bene i supporti con le viti, si modella a mano il profilo curvo, lo inseriamo in quello a squadra e completiamo il fissaggio con altre viti.
Ricordiamoci che la faccia esterna della lastra deve rimanere a filo o appena indietro, rispetto alla muratura, per poter effettuare poi una corretta rasatura senza riportare troppo materiale.
Ovviamente questo è necessario perché il cartongesso una volta in posa, nelle giunzioni dovrà essere stuccato per coprire le imperfezioni e le giunzioni, im modo da risultare del tutto liscio.

Infine vediamo come curvare il cartongesso. Il rivestimento sottostante si realizza con due strisce uguali, contrapposte nel senso della lunghezza, che si incontrano nella mezzeria dell’arco.
Per seguire la curvatura senza rompere la lastra si praticano una serie di incisioni ravvicinate sulla faccia posteriore, i tagli devono essere poco profondi, poi applichiamo una leggera pressione e cerchiamo di modellarlo in maniera delicata.

A questo punto applichiamo la rete per cartongesso e stucchiamo il tutto con una spatola, lasciamo asciugare per qualche ora.
Grattiamo via l’eccesso e ripuliamo con della carta abrasiva, in modo da uniformare il tutto. Una volta che si è asciugata per bene possiamo tranquillamente imbiancare il tutto.

Conclusioni sul cartongesso

Avrete dunque capito le potenzialità di questo importante materiale che permette di realizzare anche un fantastico armadio a muro ed altri elementi d’arredo utili. Torneremo in seguito su altre importanti proprietà del cartongesso, continuate a seguire il nostro magazine!

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Camini moderni: scegliere con consapevolezza

fuoco nel camino

Una domanda che spesso ci facciamo, specie in inverno, riguarda l’utilità e la bellezza dei camini moderni. Esclusiva fonte di calore o elemento dal fascino estetico predominante?
Nonostante negli ultimi anni le scelte siano ricadute sull’acquisto delle stufe a pellet (considerati i vantaggi e i costi ridotti, come spiegato in un nostro precedente post); ancora oggi per molti italiani i camini moderni restano un vero e proprio must e vengono talvolta scelti non solo come fonte di calore, ma anche per il gusto estetico dato dalla loro avvolgente eleganza.

Il camino è da sempre stato il primo metodo di riscaldamento nelle abitazioni. Se pensiamo anche solo ad un castello antico o ad un abitazione rurale è facile notare come quasi ogni stanza ne prevedesse uno. Ancora oggi il camino moderno in molte abitazioni viene previsto e già predisposto in fase di progettazione e come può apparire scontato, nella maggior parte dei casi, il combustibile utilizzato resta sempre la legna (ma si stanno affermando sempre più i camini moderni a gas).

Molti progettisti di interni ed interior design giocano molto con i camini moderni: posizionati al centro di un ambiente servono per dividere le varie aree della casa. Ma anche i classici caminetti a parete grazie alle loro raffinate forme vengono impiegati nelle abitazione moderne.

Ma quali fattori entrano in gioco nella scelta del camino? Spesso la scelta del camino è data dalle nostre esigenze. A breve ti spiegherò quali fattori valutare per scegliere un ottimo camino, prima però ti ricordo che puoi richiedere su CostOk un preventivo gratuito per riscaldamento ed avere subito a disposizione una serie di preventivi da valutare senza impegno.

Come scegliere il rivestimento camini moderni perfetto per te!

Come promesso, ora ti illustro i fattori da tenere in considerazione per la scelta di un camino moderno. Come ti ho già detto, molto dipende dalle tue esigenze d’utilizzo: scelta puramente estetica? riscaldamento? produzione di acqua sanitaria? Vediamo brevemente nel dettaglio i diversi fattori per scegliere un camino:

  • Design: molti caminetti non vengono scelti per la sola funzione di riscaldamento, ma grazie ai rivestimenti camini moderni contemporanei, realizzati con materiali all’avanguardia (marmo, acciaio o persino cartongesso) dal design innovativo sempre più spesso la scelta è dettata dal mero gusto estetico;
  • Riscaldamento: ma non soltanto il gusto estetico oggi detta le scelte fatte dagli italiani nell’acquisto di un camino. Ancora oggi resta l’importanza del camino come fonte di riscaldamento principale di un’abitazione. Dal cuore tecnologico dipende la potenza termica dello stesso. Il rivestimento del focolare moderno o il rivestimento termocamino (la parte dove avviene la combustione, per capirci) viene realizzato in ghisa o altri materiali che resistono ad alte temperature;
  • Fonti alternative: i moderni impianti di riscaldamento delle abitazioni presentano un sistema che permette la produzione di acqua sanitaria (idrostufa). Grazie ad un impianto che collega il caminetto ai tubi dell’impianto idraulico;

 

Due classi di camini moderni: aperto o chiuso?

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Abbiamo appena visto come la scelta del camino viene dettata da diversi fattori. Ma quali sono le classi di camino disponibili sul mercato? E quali scegliere?

Esaminiamo brevemente le differenze tra camini aperti e camini chiusi:

  • I camini aperti hanno non soltanto un gusto estetico, ma offrono addirittura la possibilità di cucinare. In questi tipi di camini moderni aperti è infatti possibile preparare cibi cotti a legna. Come visto, date le alte temperature, i materiali utilizzati per la realizzazione di questi camini sono principalmente la ghisa ed altri materiali refrattari.A differenza dei termocamini moderni, un camino tradizionale aperto è capace di produrre meno calore a pari quantità di legna (ed inquinano anche di più). Se intendiamo risparmiare oltre che inquinare di meno, è opportuno orientare la propria scelta sui camini a focolare chiuso.
  • i camini chiusi (o termocamini) funzionano come facilmente si può intuire dal nome stesso, a sportello chiuso. Ciò consente un rendimento termico molto elevato che permette non solo di riscaldare l’ambiente circostante, ma anche più stanze contemporaneamente (anche grazie agli impianti di diffusione che possiamo collegare ai termocamini).Essendo progettati esclusivamente per funzioni di riscaldamento, i termocamini o camini chiusi non permettono la cottura. Il materiale del focolare è spesso realizzato con una particolare pietra refrattaria delicata. Non è consigliabile quindi cucinare in questo tipo di camino. I grassi di molti alimenti potrebbero macchiare irrimediabilmente il materiale di rivestimento e rovinare la bellezza ed il fascino del camino.

    Inquinamento dell’aria con il camino

    Un importante punto da discutere a mio avviso è quello dell’inquinamento prodotto dai caminetti. Oggi rivolgiamo sempre più l’attenzione alla difesa dell’ambiente e siamo sempre più preoccupati dalla qualità dell’aria che respiriamo.

    Nel nostro paese secondo le ultime statistiche, gli impianti di riscaldamento sono così suddivisi:

    • stufa tradizionale 45%;
    • camino aperto, chiuso e stufa a pellet 25%;
    • stufa moderna 12%;
    • stufa in maiolica 10%;
    • caldaia innovativa 8%;

     

    Rispetto al gas naturale, la combustione della legna presenta impatti inquinanti elevati in quantitativi medi per energia termica sviluppata. Gli impianti più obsoleti o superati sono quelli che inquinano di più, rispetto ad esempio a camini moderni, stufe a pellet o anche come detto camini moderni a gas.

    La Driee (Direzione regionale dell’ambiente e dell’energia francese) ha condotto nell’inverno scorso uno studio sulle emissioni dei camini. Lo studio ha rivelato un dato inquietante: un camino a legna acceso per mezza giornata emetterebbe la stessa quantità di polveri sottili di un’auto diesel che ha percorso circa 4 km.

    legnameLe non poche discussioni scatenate dallo studio parigino hanno mosso l’attenzione anche di altri importanti centri di ricerca. L’Environmental Protection Agency americana, aveva peraltro già stilato una lista di accorgimenti da seguire per ridurre i danni delle emissioni:

    • Utilizzo di legna stagionata: la legna secca produce una quantità di fumi ridotta rispetto a legna giovane e verde;
    • Grado di umidità della legna: secondo gli esperti l’umidità della legna non deve mai superare il 20%. Come puoi verificarlo? Online trovi numerosi strumenti di misurazione a prezzi accessibili;
    • Non bruciare mai: residui di immondizia, materie plastiche o legno verniciato. La combustione di queste materie libera nell’aria sostanze altamente tossiche e nocive per la nostra salute;
    • Pulizia della canna fumaria: risulta infine importante pulire annualmente le canne fumarie: un efficiente tiraggio dell’aria assicura una miglior combustione della legna, meno fumo e una minore emissione di polveri inquinanti;

     

    Per questo motivo ti consiglio di orientare la tua scelta d’acquisto seguendo questi fattori e rivolgendo uno sguardo anche alla tutela dell’ambiente. Acquistare camini moderni può essere come ti ho spiegato molto significativo in questo senso!

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Compostaggio dei rifiuti: quello che c’è da sapere

fertilizzante o compost

Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere molti post riguardo l’emergenza rifiuti e le discussioni tra i Parlamentari. In particolar modo sul nodo rifiuti a Roma e la possibilità di trasferire parte di questi in Germania.
Ma cos’è il compostaggio e come funzionano gli impianti di compostaggio ed i processi di decomposizione dei rifiuti? Cercherò di farti il punto della situazione rivolgendo uno sguardo anche ai dibattiti avvenuti negli ultimi tempi.

Il compostaggio (o compost) altro non è che il processo di decomposizione di materie organiche. La decomposizione (favorita da micro e macrorganismi) avviene in condizioni particolari:

  • in primis la presenza di ossigeno;
  • l’equilibrio tra gli elementi chimici della materia coinvolta nel processo di trasformazione;

Questo processo è controllato in maniera diretta dall’uomo e porta alla produzione di sostanze umificate (dette appunto compost) derivate da residui di tipo vegetale (verdi o legnosi) o animale. Il processo si verifica grazie all’azione di batteri e funghi.

Fasi del processo di compostaggio:

  • Una prima fase attiva si caratterizza per l’elevata azione svolta dai microrganismi. Questi, attraverso l’idrolisi, deteriorano la parte organica più facilmente degradabile. La fase attiva di compostaggio dura poche settimane;
  • Una seconda fase di maturazione nella quale la parte organica meno facilmente degrabile viene concentrata e poi in un secondo tempo decomposta (o umificata). Questa fase dura molto di più, circa 2-3 mesi.

 

Più avanti nel prossimo paragrafo ti mostrerò le differenze tra il processo aerobico ed anaerobico.
Prima però voglio ricordarti che su CostOk puoi ottenere un preventivo gratuito per pulizie ed altri lavori di manutenzione. Chiedere un preventivo è gratuito e ti costerà solo pochi minuti!

Compostaggio aerobico e compostaggio anaerobico: differenze

Come ti avevo promesso adesso andiamo a vedere nello specifico le differenze tra processo aerobico e processo di compostaggio anaerobico.
Devi sapere che il processo può avvenire in diversi modi. Grosso modo si è soliti distinguere tra compostaggio aerobico e compostaggio anaerobico:

    1. Compostaggio aerobico (con presenza di aria): consiste nel demolire le sostanze organiche in maniera del tutto naturale senza produrre biogas.
      Questo processo è molto importante perché in caso di raccolta differenziata o sostanze organiche selezionate, è possibile produrre fertilizzante o compost di qualità per utilizzi in agricoltura ed in floricoltura;
    2. Compostaggio anaerobico (in assenza di aria): gli impianti di digestione anaerobica o di compostaggio anaerobico sono stati a lungo oggetti di critiche e discussioni parlamentari (il caso più eclatante riguarda la posizione di Grillo esposta qualche anno fa).
      Questo tipo di impianto agisce in assenza di aria e produce gas inquinanti (metano e altri gas) dando origine ad un ‘compost’ di scarsa qualità o ad un ulteriore rifiuto non utilizzabile in maniera diretta e perciò è stato spesso oggetto di dibattito e critiche.

 

Il processo anaerobico a differenza di quello puro produce gas inquinanti perché la ‘digestione’ della biomassa avviene per calore (solitamente si raggiungono temperature oltre i 50°C). Ciò favorisce la produzione di termofili temutissimi per la salute umana. Le condizioni anaerobiche permettono lo sviluppo di Clostridium che produco delle neurotossine mortali responsabili e cause di numerosi tumori.

compostaggio fertilizzanteIl dibattito è stato spesso portato in Parlamento e numerose proteste sono state portate avanti dagli ambientalisti.
La tesi di questi gruppi è che un processo anaerobico produce un numero significativo di batteri e l’utilizzo di questo compost di scarsa qualità in ambito agricolo porta alla contaminazione del terreno e di conseguenza delle coltivazioni.

In questi giorni forte è stato il dibattito circa gli impianti del Lazio. L’emergenza rifiuti di Roma ha infatti provocato non poche polemiche. La ditta che aveva vinto l’appalto era pronta a portare parte della raccolta indifferenziata in Germania.
I rifiuti non trattati non sono mai stati portati oltre i confini nazionali e cil provocherebbe anche un danno economico al nostro Paese viste le sanzione UE.

Il dibattito sull’impatto ambientale ha favorito numerosi quesiti: meglio il termovalorizzatore o un impianto di compostaggio?
Nei prossimi post torneremo sull’argomento per approfondire meglio la discussione sul compost (ed anche sulle possibilità di compostaggio fai da te).

Compostaggio industriale e compostaggio domestico: cosa cambia?

Prima di chiudere la nostra discussione sul compost, ti illustro le differenze tra quello industriale e il compostaggio domestico:

      • il compostaggio industriale permette un maggior controllo del processo di trasformazione degli scarti organici. Grazie a degli specifici macchinari è infatti possibile tenere sotto controllo le condizioni di umidità, ossigenazione e temperatura.
        Inoltre questo tipo di compostaggio permette l’individuazione e l’eliminazione con trattamenti biologici di elementi patogeni (come i microrganismi di cui ti ho parlato in precedenza) nocivi per l’agricoltura e la natura.dati compost italiaIn linea di massima, il compostaggio industriale permette di realizzare diversi obiettivi:

        • stabilizzazione dei rifiuti;
        • igienizzazione dei rifiuti;

 

    1. il compostaggio domestico consiste nella gestione in proprio di parte di rifiuti solidi urbani organici prodotto in ambiente domestico.
      Il processo avviene mediante compostiera (o composter) ossia un contenitore che favorisce l’ossigenazione e la conservazione del calore (anche in inverno). In commercio per usi semi-professionali si trovano compostiere industriali a prezzi non accessibili per uso domestico. Per questo motivo è possibile realizzare una compostiera fai da te con materiale di riciclo.
      Il materiale ottenuto (in circa 4 mesi) può essere riutilizzato in agricoltura come fertilizzante.
      Perché favorisce la riduzione dei rifiuti solidi urbani, molti comuni incentivano il compost in proprio o compostaggio domestico attraverso detrazioni sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (t.a.r.s.u) o con agevolazioni e rimborsi sull’acquisto del composter.

compostaggio domestico
Spero di aver esaurito tutti i tuoi dubbi circa il compostaggio e i processi di smaltimento dei rifiuti organici.
Non mi resta che ricordarti la possibilità di ottenere preventivi gratuiti per i lavori nella tua zona.
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Arriva il nuovo codice appalti 2016 (tutte le novità)

palazzo chigi consiglio dei ministri

Molti professionisti erano in attesa dell’approvazione finale del codice appalti e finalmente è arrivata. Pochi giorni fa, il 19 aprile 2016 con il dlg.s. n.50 è stato pubblicato nella G.U. il Nuovo Codice degli Appalti.

Prima di vedere insieme tutte le novità inserite nel testo ricordiamo alcune cose sul codice degli appalti.

Con codice appalti ci riferiamo ad un testo pubblicato nel 2006 con D.lgs. n.163. Più nello specifico il testo si riferisce al “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”. Il codice nato in attuazione a due direttive europee: 2004/17/CE e 2004/18/CE, nel corso degli anni è stato al centro di numerose verifiche e revisioni.

Il codice degli appalti ricopre un ruolo molto importante. Esso disciplina l’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori in diversi settori (dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali), nonché il riordino della disciplina in vigore in materia di contratti pubblici riguardanti lavori, servizi e forniture.

Conferme e modifiche al testo preliminare

Il testo del codice degli appalti era già stato presentato ad inizio Marzo in seguito alla legge delega n.11 del 28 gennaio che era stata approvata dalle Camere due settimane prima sentiti i pareri del Consiglio di Stato, delle Commissioni parlamentari competenti e della Conferenza Unificata.

Al testo erano arrivate numerose critiche e richieste di modifiche dai diversi organi citati. Ad onor di cronaca segniamo il punto sulle questioni sollevate in fase preliminare.

Dalla Conferenza Unificata arrivarono pareri in sostanza positivi e favorevoli. Poche emendamenti erano stati presentati sul Codice degli appalti, per lo più su aspetti applicativi per la paura legata ai tempi che avrebbero rischiato di fermare il settore degli appalti.

La critica più ragguardevole o se vogliamo corposa (228 pagine) è però giunta puntualmente dal Consiglio di Stato.
Secondo il Consiglio di Stato molti punti del testo presentavano il mancato o incompleto recepimento della legge delega.

Nelle 228 pagine venivano segnalate parti incomplete relative a:

    • conti correnti dedicati,
    • alle concessioni del servizio idrico,
    • agli obblighi di esternalizzazione e avvio tempestivo di nuove gare per le concessioni,

La critica al codice appalti diventava più marcata riguardo ai contratti sotto soglia.
Dubbi di violazione della delega venivano segnalati riguardo la gara informale negli appalti sotto soglia (con un numero minimo di 3 concorrenti) ricordando che la delega fissava un minimo di 5.
lavori pubblici

Composizione del codice degli appalti (struttura, modifiche)


Come si compone il testo sugli appalti pubblici?

Nel codice degli appalti pubblici sono presenti 274 articoli e 38 allegati. Il testo è organizzato in 5 parti ed 8 titoli. Le sezioni presenti nel codice appalti sono 22 ed in esso sono contenuti oltre 1500 commi.

Nel corso degli anni, dal 2006 ad oggi sono state apportate numerose modifiche al testo. In 10 anni si sono avute revisioni che hanno riguardato oltre il 50% degli articoli. Sono 114 gli articoli mai modificati e solo il 42% degli articoli, come si legge dal sito codiceappalti, ha conservato il testo originario.

Proprio in una sezione del sito ci sono interessanti statistiche e curiosità riguardo il codice (alcune veritiere altre un po’ più improbabili a nostro avviso). È comunque interessante leggere che gli articoli più consultati sono i seguenti:

      • art. 38 (Requisiti Generali);
      • art. 118 (Subappalto);
      • art. 11 (Fasi del procedimento);
      • art. 125 (Procedura in Economia);
      • art. 57 (Procedura Negoziata);
      • art. 37 (RTI);
      • art.75 (Garanzie);

Sempre secondo le statistiche raccolte dal sito, solo nel 2% del totale degli articoli si concentra più del 50% dei contenziosi.

Ti posto il link del sito dove è possibile visualizzare il testo integrale del nuovo codice appalti.

Sul nostro sito web inoltre ti ricordo che troverai numerose figure professionali a cui chiedere un preventivo gratuito. Non esitare, la richiesta oltre che gratuita ti ruberà solo pochi secondi! Un esempio? Clicca qui se vuoi chiedere un preventivo gratuito ingegneri in pochi secondi.

Nuovo codice appalti: tutte le novità

Bene. È arrivato però il momento di vedere in dettaglio cosa contiene il nuovo codice appalti pubblicato pochi giorni fa in G.U.
Sebbene già come detto c’erano state voci e critiche numerose sul testo preliminare ed alcuni emendamenti proposti, si freme per conoscere le prime importanti novità del codice appalti 2016.

Le principali questioni su cui si era discusso e su cui si è incentrato l’esame del Consiglio dei Ministri hanno riguardato diversi punti cruciali:

      1. Criterio di massimo ribasso cancellato. Si tratta di un importante criterio di assegnazione degli appalti. La cancellazione del massimo ribasso apre la possibilità di assegnare le commesse non soltanto sulla base del prezzo offerto dalle imprese. Il Parlamento ha espresso il parere di mantenere questa clausola esclusivamente per microappalti (sotto i 150 mila €);
      2. Il ruolo assunto dall’ANAC: l’Autorità Nazionale AntiCorruzione a cui spetta il controllo sulle gare e sui contratti è stata al centro del dibattito. Nel nuovo codice degli appalti 2016 all’ANAC sono assegnati nuovo e diversi compiti. Con un occhio alla semplificazione, si è in particolar modo premuto per la c.d. soft law ovvero sostituire l’ipertrofia della normativa vigente con una regolamentezione flessibile;

Proprio l’ANAC necessita di 3 mesi per emanare il c.d. vademecum attuativo del nuovo codice. In questo arco di tempo sarà ancora applicato il vecchio regolamento. Il rischio di caos portato alla luce già in Gennaio dalla Conferenza Unificata potrebbe palesarsi e creare non pochi problemi sia per le amministrazioni che per le imprese.

Novità rilevanti sono:

      • riattivazione della soglia di un 1 milione di €;
      • aggravamento per lavori con importo pari o superiore a 500 mila €. Ricorso alla procedura ristretta tra 150 mila e 500 mila €;

renzi parlamento

Tutte le novità sul codice degli appalti 2016 le potrete trovare nell’utilissimo ebook di Laura Porporato (per Maggioli Editore) già disponibile sul sito dell’editore ad un prezzo molto accessibile. Nella guida sopracitata potrete trovare tutte le novità raccolte in meno di 50 pagine. La guida al nuovo codice appalti della Porporato contiene le novità d’interesse nei singoli articoli del nuovo codice per i professionisti tecnici.

Il file contiene il decreto legislativo pubblicato in G.U. il 19 aprile, lo abbiamo trovato in rete su appaltiecontratti e ci sentiamo di segnalarlo perché può tornarvi molto utile.